ze-violet:

autolesionistra:

L’altro giorno un’amica educatrice (ciao) mi raccontava che fra i primi atti del nuovo pregevole sindaco di Venezia c’è stato quello di vietare una lista di libri dalle scuole dell’infanzia che poi i bimbi li confondi su cos’è la famiglia e viene la gaytudine.

Poi l’amica aggiunge “oh, si vede che sono una sovversiva, di quei libri lì ne ho tre”, e mi passa “A caccia dell’orso” Michael Rosen e Helen Oxenbury.
(qui probabilmente devo ringraziare il sindaco Brugnaro perché quando ti passano un libro proibito e apri lentamente la copertina senti tutto un brivido frizzo carbonaro che mollalo)
Ora, si sa che vietare i libri con un bel listone è già di per sé indice di qualità sopraffina dai tempi di Paolo IV, ma nel caso specifico il libro che avevo fra le mani parlava di un padre con tre figlie che andavano a cercare un orso passando per campi, fiumi, fanghiglie, cose così. Cercando di capire dove stesse il pericolo ideologico per un cinno ho infine ipotizzato che l’orso oggetto della ricerca in realtà fosse un gay sovrappeso ipertricotico amico del papà: non vi spoilero il finale, ma non è così.

Ma com’è nata la lista?

Al centro della vicenda 1098 libri di favole – 36 titoli diversi per la scuola per l’infanzia, dieci per i nidi – acquistati all’inizio del 2014, su indicazione dell’allora delegata del sindaco ai Diritti civili e alla lotta per le discriminazioni, Camilla Seibezzi, per una spesa di circa 10 mila euro. Fiabe che attraverso disegni e storie di animali introducevano al tema delle famiglie omogenitoriali, ma anche alle differenze religiose o di nazionalità  (*)

In sostanza se ho ben capito (ci sono svariati articoli sul tema ma i dettagli sono un optional, un sentito ringraziamento alla gestione giornalistica della notizia) nessuno s’è preso la briga di andare a verificare con qualche bigottometro quali libri minassero le solide fondamenta della famiglia uomodonna, ma è stato ordinato semplicemente il ritiro in blocco degli acquisti proposti all’epoca, nella serena consapevolezza che avendo tenuto come criterio la lotta alle discriminazioni l’intera lista fosse monnezza.

In realtà l’elenco era stato redatto all’interno del progetto “Leggere senza stereotipi” dove il criterio principale era indicare letture che NON proponessero stereotipi di genere, e la lista di fatto include anche discreti capolavori come “Piccolo blu e piccolo giallo”, “Pezzettino” e “Guizzino” di Leo Lionni.

(non che se avessero dedicato attivamente un qualche censore alla questione la vicenda sarebbe più digeribile)
Diciamo che ci sono scelte politiche e deficit cognitivi, e il confine è sempre più labile.

Brugnaro, il più renziano (’enzi dixit) di tutti

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