Anche una sola parola

Traduzione fu una parola che mi fece riflettere. Quello Stevenson non aveva un cognome italiano, dunque il suo romanzo doveva essere stato scritto in un’altra lingua, dunque quello che io avevo letto… Globi di gioia lampeggiarono nella mia mente. Mi ero inoltrato con consapevole velleità in una ricerca di discordanze esteriori che potessero in qualche modo illudermi della non completa coincidenza fra i due libri, ed ora addirittura trovavo una chiave che mi prometteva di spalancare fra loro una… una distanza. Poiché bastava che anche una sola parola fosse diversa da una traduzione all’altra perché l’intima sostanza dei due libri non fosse più sovrapponibile: allora io avrei potuto rileggere la Freccia nera come fosse una nuova storia, e la stortura cosmica che tanto mi stava facendo soffrire sarebbe stata raddrizzata.

Michele Mari, Tu, sanguinosa infanzia

Si riparla di Uwe Johnson

Ogni tanto, per fortuna, si torna a parlare di Uwe Johnson. La casa editrice L’Orma ha appena pubblicato il terzo volume degli Jahrestage (con il titolo I giorni e gli anni, traduzione di Nicola Pasqualetti e Delia Angiolini).

Qui un passaggio tra i più belli del volume, quello sulla lezione di ceco. Qui un’intervista ai traduttori e qui un elenco di articoli e recensioni, tra cui un saggio, molto interessante, in cui i traduttori motivano la scelta del titolo italiano.

Grazie davvero all’Orma per aver deciso di proseguire in quest’impresa meritoria.

P.S.

Il titolo, ahimé, continua a non piacermi. Un po’ perché mi ricorda in maniera imbarazzante i titoli di certe soap opera degli anni ottanta, ma soprattutto perché nella parola anniversari c’è una dimensione intima e familiare che mi pare sia venuta a mancare nella scelta definitiva.