Le prime quindici vite di Harry August

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Claire North, Le prime quindici vite di Harry August, NN 2015

Le prime quindici vite di Harry August” è un libro che, pur avendo una base fantascientifica, lascia il lettore completamente sommerso dai pensieri. Il fatto è che nel leggere le vicissitudini del signor August non si può fare a meno di provare pena per il suo destino. Provate a pensare come ci si può sentire a dover ricominciare tutto dall’inizio, rivivere la propria vita come se fosse già vecchia, provare a renderla migliore ma avere la consapevolezza che per quanti sforzi si facciano prima o dopo dovremo ricominciare dall’inizio.” (dalla recensione di senzaudio, che ringrazio per la citazione della traduttrice)

Harry August non è immortale, ma condannato a rivivere continuamente la stessa vita, con in più il peso della consapevolezza di tutte le vite passate. La storia appassionante e terribile di un uomo intrappolato nel Novecento, un libro davvero eccellente.

 

Younger

Younger

 

 

 

 

 

 

 

 

Pamela Redmond Satran, Younger, Piemme 2015

Una donna di quarantaquattro anni è costretta a spacciarsi per ventiseienne per riuscire a trovare lavoro. Un “femminile” tutto sommato originale e gradevole, dal quale è stata tratta anche una sitcom di successo. Ideale per la spiaggia.

 

Anche una sola parola

Traduzione fu una parola che mi fece riflettere. Quello Stevenson non aveva un cognome italiano, dunque il suo romanzo doveva essere stato scritto in un’altra lingua, dunque quello che io avevo letto… Globi di gioia lampeggiarono nella mia mente. Mi ero inoltrato con consapevole velleità in una ricerca di discordanze esteriori che potessero in qualche modo illudermi della non completa coincidenza fra i due libri, ed ora addirittura trovavo una chiave che mi prometteva di spalancare fra loro una… una distanza. Poiché bastava che anche una sola parola fosse diversa da una traduzione all’altra perché l’intima sostanza dei due libri non fosse più sovrapponibile: allora io avrei potuto rileggere la Freccia nera come fosse una nuova storia, e la stortura cosmica che tanto mi stava facendo soffrire sarebbe stata raddrizzata.

Michele Mari, Tu, sanguinosa infanzia

Si riparla di Uwe Johnson

Ogni tanto, per fortuna, si torna a parlare di Uwe Johnson. La casa editrice L’Orma ha appena pubblicato il terzo volume degli Jahrestage (con il titolo I giorni e gli anni, traduzione di Nicola Pasqualetti e Delia Angiolini).

Qui un passaggio tra i più belli del volume, quello sulla lezione di ceco. Qui un’intervista ai traduttori e qui un elenco di articoli e recensioni, tra cui un saggio, molto interessante, in cui i traduttori motivano la scelta del titolo italiano.

Grazie davvero all’Orma per aver deciso di proseguire in quest’impresa meritoria.

P.S.

Il titolo, ahimé, continua a non piacermi. Un po’ perché mi ricorda in maniera imbarazzante i titoli di certe soap opera degli anni ottanta, ma soprattutto perché nella parola anniversari c’è una dimensione intima e familiare che mi pare sia venuta a mancare nella scelta definitiva.

 

 

Il diario di traduzione di Daniel Hahn

“There is a Brazilian novelist at one end, and an American publisher at the other, and there’s me in the middle, tasked with giving the publisher exactly the same book the novelist has written, keeping it identical in absolutely every conceivable respect, except that I’ve got to change all the words.”

http://www.freewordcentre.com/blog/2014/01/translation-diary-01/